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Utente: Fabioart
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Grafico pubblicitario Mac-fanatico con altri mille interessi, di cui qualcuno anche serio. Adoro i gatti, le arti marziali e la mountain bike. Detesto il calcio.

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domenica, 27 settembre 2009

LA DUSSACK DI DELTIN


Secondo alcuni si tratterebbe di un esemplare di "Sciabola Sinclair", utilizzata dai mercenari scozzesi del Colonnello Sinclair ai tempi della fatale spedizione in Scandinavia del 1612.
Secondo altri (tra i quali lo stesso autore) di una Dussack particolarmente elaborata.
Secondo altri ancora, di un'elaborazione di entrambe le prime ipotesi utilizzata come arma corta da mischia dalla metà del XVII secolo in poi, soprattutto in spazi ristretti quali i ponti delle navi in contrapposizione al già citato Navy Cutlass.

Francamente non saprei a chi dare ragione, anche perché - come al solito - per affermare con certezza come un'arma venisse utilizzata nel XVII secolo, avremmo dovuto viverci. Essendo postumi possiamo solo azzardare umili ipotesi basate sulla documentazione esistente e su una pratica ricostruttiva diretta, dato che ormai quella reperibile tramite i consueti canali di informazione è fin troppo inquinata dalla filosofia dei giochi di ruolo.

Quindi ognuna delle ipotesi potrebbe trovare fondamento secondo i vari metodi di indagine storico-archeologica-oplologica.
Ciò che mi interessa, però, è l'esame di questa splendida Sciabola corta realizzata dal Maestro Fulvio DelTin.
Ho avuto la possibilità di valutarla maneggiandola senza fretta e devo dire che la sensazione tratta è stata veramente eccellente, se escludiamo qualche difetto strutturale nella coccia a conchiglia imputabile più ad una presunta carenza di pratica schermistica diretta che non ad imperizia o faciloneria.



parlo di "presunta" carenza perché in effetti la struttura concava che protegge il dorso della mano tende ad intralciare alcuni movimenti, andando a collidere con il polso nei mulinelli di terza e quinta... ma si potrebbe anche supporre che tale ipotetico difetto non sia altro che un correttivo obbligato per evitare un utilizzo eccessivo del polso su di una lama così pesante e corta.
Perciò anche in questo caso diamo largo spazio all'archeologia ricostruttiva e limitiamoci ad utilizzare questa Sciabola con naturalezza per vedere come e dove conduce il nostro braccio nel corso di un assalto.



Per quanto riguarda la parte squisitamente stilistica, non posso non notare come il fornimento sia una piccola opera d'arte, con eleganti giochi di guardie e controguardie perfettamente bilanciati. La coccia a conchiglia è squisitamente barocca e si integra alla perfezione con le linee sinuose dei rami che compongono l'intero fornimento, completando una gabbia di sicurezza degna della struttura a doppia cartella e ponti delle più elaborate Pappenheimer.
Il pomolo a ventaglio completa l'opera fornendo un'ottima chiusura di presa ed offrendo al tempo stesso eccellenti spunti per le percussioni in gioco stretto, al quale si è invitati dalla totale protezione della mano destra garantita da un fornimento che non ha niente da invidiare ad una Schiavona veneziana.

La lama è un altro piccolo capolavoro.
I tre sgusci asimmetrici - che si trasformano in due all'altezza del dente ricavato sul dorso - conferiscono alla lama una solidità invidiabile e le donano un'armonia difficilmente riscontrabile in simili ferri, dai Falcioni alle Storte. La rastremazione al Debole e la curvatura dolce, ma decisa, invitano a mulinelli potenti caricati più di spalla che di gomito.



Probabilmente siamo lontani dal concetto di Dussack del 1600 tedesco, nel quale con tale termine si intendeva un'arma da pratica realizzata in legno o in cuoio con un foro praticato nella lama stessa a mo' di impugnatura priva di guardia, ma comunque da un punto di vista squisitamente pratico la creazione del Maestro DelTin si adatta perfettamente al poemetto che Joachim Meyer (Maestro d'Armi della seconda metà del XVI secolo) scrisse per fissare nei propri allievi i concetti e la filosofia di questa arma da pratica, così vicina al "Große Messer", così simile al Cutlass, eppure così in armonia con la Sciabola:

Con quest'arma colpisci in largo e in lungo.
Ritorna sul bersaglio dopo il colpo.
Tieni il tuo corpo lontano da lei;
Colpisci con potenza con fendenti ed affondi.
Lascia che l'avversario si diriga su tutti e quattro i bersagli:
con la postura, attirandolo, lo puoi ingannare;
Eluderlo col Forte
ed al tempo stesso ferirlo con il debole.
E comunque non ti avvicinerai,
perché ti basterà un solo passo per raggiungerlo.
E quando l'avversario penserà di averti quasi colpito
portalo fuori traiettoria con la tua punta.
Ma se è entrato nella tua guardia,
con prese e lotta riprendi il controllo.
Presta attenzione sia al Fotre che al Debole,
mentre le aperture del tuo avversario
muovono correttamente nel Vor(?) e nel Nach(?).
Considera con attenzione il Tempo giusto
e non spaventarti frettolosamente.

Come ai tempi di Fiore dei Liberi, una filastrocca serve più di cento pagine, e in questo caso possiamo capire quale fosse il tipo di assalto al quale il Meyer preparava i suoi allievi.
Un combattimento non privo di grazia (ed alcune xilografie dell'epoca lo confermano), ma sempre pronto a sfociare in un corpo-a-corpo senza alcuna parvenza di pietà.
Fondamentalmente è per questo motivo e per alcune delle indicazioni dello stesso Meyer che non mi sento di escludere a priori l'impiego di quest'arma come Cutlass "cattivo" per le mischie d'abbordaggio.

Quindi, come sempre, l'Arma è funzione di chi la utilizza.
Al di là dei preconcetti, al di là dei postulati, al di là del "si deve" e "non si deve".

Postato da: Fabioart a 19:58 | link | commenti ¦ commenti (popup) ¦ categoria : riflessioni, arte delle armi, scherma storica

martedì, 08 settembre 2009

BOADICEA, LA REGINA INCOMPRESA



Non amo aprire un discorso usando una citazione, ma in questo caso mi sembra d'obbligo; pertanto non me ne vogliano i puristi della comunicazione, con i quali mi scuso anticipatamente.

"Era una donna molto alta e dall'aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in gran massa sui fianchi. Quanto all'abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d'oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse. "

(Cassio Dione Cocceiano)


Questa è le descrizione che uno storico romano fornisce di Boadicea (o Boudicca, o come diavolo volete chiamarla... tanto è morta e non risponde), la sfortunata regina degli Iceni: una popolazione britannica localizzata nel sud-ovest della perfida Albione, nei pressi dell'odierna Norfolk.
Una descrizione che lascia poco spazio alla fantasia, dipingendo in modo impietoso il ritratto della sorella cattiva di Gengis Kahn e privandone i tratti di qualsivoglia forma di grazia e regalità.
Una regina suscita rispetto.
Lei suscita terrore.
E in effetti un romano non è che potesse provare altro, al cospetto di una Donna (sì, con la D maiuscola) che aveva sterminato circa ottantamila persone, tra legionari, veterani e civili insediati in Britannia grazie alla Pax Romana.

Come al solito la storia viene scritta dai vincitori, e purtroppo i romani lo furono; a costo di perdite ingenti, ma lo furono.
E Boadicea morì suicida (dicono) avvelenandosi dopo la disfatta di Watling Street, al termine di una rivolta che portò alla totale distruzione di importanti città come Colchester e Londra ed all'annientamento di imponenti schieramenti romani, tra i quali addirittura la IX Legione (la cosiddetta "Hispana"), già fiore all'occhiello dello stesso Giulio Cesare.

Ma se davvero Boadicea fu quella belva sanguinaria che gli storici ci propinano (e lo fu... ottantamila morti ammazzati non si fanno certo a colpi di fichi molli), forse ci è dato pensare che avesse i suoi buoni motivi.
Motivi che vanno certamente al di là del porgere l'altra guancia e che probabilmente Madre Teresa di Calcutta avrebbe affrontato diversamente, ma tan'è!
La regina degli Iceni probabilmente non aveva la vocazione della santa.

I motivi di perdono intorno al 47, quando la giovane Boadicea sposa l'allora re degli Iceni Prasutago, donandogli due figlie ed accingendosi a vivere felici e contenti come da contratto nazionale.
E invece no.
Alla morte del marito (siamo circa nel 60, quindi sotto il regno dell'imperatore Nerone) Roma si rifiuta di esaudire le volontà del re deceduto, che desiderava suddividere il regno tra moglie, figlie ed impero romano ed annette a Roma l'intero territorio senza troppi complimenti.
Sì, certo: la legge prevedeva che un Re Cliente (come si chiamavano i sovrani insediati con l'aiuto della stessa Roma) nominasse l'imperatore come proprio erede. Certo: Roma non riconosceva linee di discendenza se non passanti attraverso eredi di sesso maschile, ma da qui a dirimere la questione con la fustigazione della vedova e lo stupro delle figlie, mi sembra che ci sia una gap considerevole.

Fatto sta che tra il 60 ed il 61 Boadicea si pose alla testa di un popolo evidentemente stanco di simili soprusi e guidò una della più sanguinose rivolte che mai turbarono la pax Romana in Britannia.
Sconfitta dalla superiore tecnica militare di Roma, preferì uccidersi piuttosto che cadere nuovamente nelle mani dei suoi vecchi aguzzini.

Da lì fino alla metà del 1800 di Boadicea si parlò ben poco.
Solo il periodo vittoriano la ha riportata in auge, dedicandole addirittura un bellissimo gruppo scultoreo in bronzo a Westminster.
Ma da questo a togliere di dosso ad una Regina l'appellativo "terrificante" con il quale la sua figura viene tramandata ai posteri il passo è ancora molto lungo.

Un uomo, al posto di Boadicea, sarebbe stato definito "fiero", "lirico", "eroico".
Boadicea no. Lei era "terrificante".

Ecco. E' questo che mi fa storcere la bocca.
Ma si sa: io non sono mai contento!

Postato da: Fabioart a 12:16 | link | commenti ¦ commenti (popup) ¦ categoria : riflessioni, integralista eretico, fuori dai denti, cavilli e sofismi

martedì, 01 settembre 2009

LA RONDINE E LA SPADA



Esiste un paragone utilizzato per far comprendere qualcosa di essenziale nella Scherma.
Anzi, no: esistono mille paragoni... la Scherma è paradigma della vita, e viceversa.
Pertanto è difficile parlare dell'una senza alludere all'altra, indipendentemente dalla parte in cui ci si trova.

Ma quello a cui mi riferisco - lo specifico paragone - riguarda il modo di impugnare una Spada.
Non serve avvinghiarsi ad essa.
Non serve mettere a dura prova muscoli e tendini.
E al contempo non serve privarsi di qualsiasi controllo a causa di una presa troppo morbida.

Esiste un paragone, dicevo.

"Impugna la tua Spada come se nella mano stringessi una rondine.
Non troppo stretta, perché morirebbe.
Non troppo dolcemente, perché si libererebbe e volerebbe via."

La vita è paradigma della Scherma.

... o viceversa?..

Postato da: Fabioart a 13:58 | link | commenti (6) ¦ commenti (6)(popup) ¦ categoria : riflessioni, fiabe nel cuore, contro i mulini a vento

martedì, 21 aprile 2009

... SOLO CHIACCHIERE E DISTINTIVO!



Sì.
Mi approprio della battuta di Robert De Niro nelle vesti di Al Capone ("The Untouchables", con Kevin Kostner e Andy Garcia) per rispondere a Gabriele, i cui messaggi sono sempre più uno stimolo per la redazione di nuovi post, e che spero non se la prenda troppo se lo cito a mo' di Bibbia in queste pagine.

La domanda centrale del suo messaggio è la seguente:
"hai davvero trovato un bravo fabbro che riesce a fare dei fornimenti come quelli della collezione Marzoli?"

La risposta è la frase di De Niro, parafrasabile anche con un cristallino "sì, una beata fava!"
Il fatto è che quando chiedi, ti informi, confronti ed elabori, tutti son pronti a dichiararsi Maestri d'ascia, ma alla prova dei fatti ti trovi immancabilmente davanti a due soluzioni.

Soluzione uno: il fabbro che si è sperticato in elogi del proprio operato e in frasi come "per me il ferro non ha segreti" si rende improvvisamente conto che un fornimento di Spada da Lato è tutt'altro che semplice da realizzare, soprattutto se deve essere funzionante e funzionale per un reale ingaggio delle lame. Quindi comincia ad addurre una serie di motivazioni più o meno logiche o plausibili (dalla zia moribonda alla congiunzione dei pianeti negativa) per potersi rimangiare la parola data.

Soluzione due: le iniziali spacconate del fabbro circa i costi contenuti di un simile lavoro - una volta incrociate con le reali difficoltà di cui sopra - vengono mitigate e modificate facendo lievitare il prezzo come l'impasto del babà, rendendolo pari o superiore a quello di un fornimento prodotto da DelTin.

A questo punto ci si trova costretti ad acquistare un pezzo in catalogo del Maestro di Maniago, rinunciando a malincuore al fornimento che avevamo in mente noi e che - per l'appunto - DelTin non produce.
In questo modo va a farsi benedire anche il sacro fuoco dell'archeologia sperimentale e ricostruttiva, a tutto svantaggio dei possibili chiarimenti su armi, stili e materiali.

Il tutto grazie ad una categoria imbolsita, imborghesita e completamente spoglia dell'iniziale ed antico genio.
Certo: i cancelli rendono meglio e sono più semplici dei fornimenti seicenteschi, ma alla fine la domanda è "cosa hai costruito?"
Un bel niente.
Cancelli assemblati e ringhiere componibili ti faranno anche comprare il BMW, ma cosa è rimasto - Fabbro - del tuo antico mestiere? Eri un artista, più che un costruttore... e adesso?

Chiacchiere e distintivo...
Solo chiacchiere e distintivo!

Postato da: Fabioart a 12:43 | link | commenti (1) ¦ commenti (1)(popup) ¦ categoria : fuori dai denti, arte delle armi, contro i mulini a vento, scherma storica, armi e bricolage

venerdì, 17 aprile 2009

DA CARTAGINE ALLA MARINA DI SUA MAESTA'



Certo che dal III secolo avanti Cristo al XVIII secolo il passo è tutt'altro che breve; e anche dalle coste settentrionali del continente africano alle fredde onde oceaniche che lambiscono le sponde della Gran Bretagna non è certo una passeggiata, ma cercheremo di coprire sia il percorso storico che quello chilometrico nel miglior modo possibile.
Tanto per cominciare chiariamo che si tratta di una mia ipotesi.
Avvalorata dall'augusto parere di Alessandro Querci, corresponsabile in questa farneticazione oplologica, ma pur sempre un'ipotesi.
Quindi niente oro colato!

Partiamo da un paio di definizioni.
Innanzitutto il "Navy Cutlass".
Si tratta di quella che comunemente i non addetti ai lavori identificano come la "Spada dei Pirati": lama ricurva sui 60-70 centimetri, fornimento a coccia asimmetrica avvolgente, ampiezza di lama superiore a quella di una comune sciabola da cavalleria.
Solo che non era appannaggio dei Pirati... tutt'altro!
Tanto la Marina britannica quanto quella degli Stati Uniti hanno tuttora in dotazione il Cutlass e la sua pratica viene ancora considerato uno dei rudimenti basilari nell'istruzione dei marinai, graduati e non.
Per la sua forma, dimensione e struttura, il Cutlass è particolarmente indicato per il combattimento a distanza ravvicinata, come quella alla quale si è costretti scontrandosi sul ponte di una nave: poco spazio, situazioni di equilibrio precario, più fronti di assalto da gestire e necessità di usare la Spada come una noccoliera nel corpo a corpo o come la benna di uno spazzaneve per spingere l'avversario oltre la paratia.
Il maneggio è simile alla Sciabola da terreno, infatti la posizione dovrebbe essere quella profilata e con tanto di mano destra chiusa a pugno dietro alla schiena, ma i mulinelli sviluppati dal Cutlass sono notevolmente più raccolti (sempre per l'atavica mancanza di spazio di cui sopra), ma ben più violenti a causa del maggior peso della lama. Forse sarebbe più corretto paragonare il Cutlass ad una Düssak, ma evitiamo di addentrarci nei meandri delle lame insolite: la Sciabola come esempio è più che funzionale!
Tutto sommato è una Scherma divertente, briosa, che lascia innumerevoli aperture a giochi ravvicinati e grazie alla quale il passaggio dall'incrocio di lama alle prese da Wrestling risulta quantomai naturale.
Ovviamente dopo un cospicuo numero di assalti col Cutlass, andare a bere una birra sarebbe fuori luogo: il Rum delle Antille è molto più indicato!

Ma torniamo all'argomento del post.
Qualche tempo fa ho acquistato una bellissima Spada di Fulvio DelTin: la Falcata fenicia.
Si tratta di una splendida riproduzione di un reperto rinvenuto nella Penisola iberica e datato intorno al III secolo a.C.
Nonostante sia distante anni-luce dal genere di Scherma che pratico la maneggevolezza della Falcata mi ha subito sorpreso, e quasi senza pensarci mi sono ritrovato a sviluppare dei corti mulinelli ed a simulare tecniche di parata e protezione con una naturalezza che si è trasformata subito in curiosità.
Sì, perché stando a quanto avevo leggiucchiato qua e là, la Falcata era stata etichettata come Spada corta da falange oplitica o come lama per i giochi da Circo.
Non ho mai dato troppo peso a queste supposizioni, ma non ho nemmeno mai manifestato un dissenso reciso, anche perché senza maneggiare l'oggetto in questione difficilmente si è in grado di formulare giudizi senza cadere nel più bieco e tronfio sgarbismo di ritorno.
Ma dopo pochi minuti di maneggio la mia teoria era là che gigioneggiava sospesa a mezz'aria in attesa che la spiattellassi a qualcuno.
E quel qualcuno è stato Alessandro, che dopo avermi ascoltato se ne è uscito con uno dei suoi più toscani e cristallini "e t'hai ragione!", fornendo l'imprimatur del grande studioso alla teoria del semplice praticante.
In sostanza la Falcata non ha niente a che vedere né con la falange oplitica né tantomeno con i giochi dei gladiatori.
I Fenici, cari miei, erano mercanti, ma prima ancora erano marinai... e prima ancora pirati!
La Falcata fenicia è una Spada da abbordaggio!
Corta abbastanza da non intralciare nei movimenti e da non creare rischi di autolesioni, è bilanciata in modo tale da generare in punta una massa d'urto di tutto rispetto anche a fronte di un mulinello esiguo o poco caricato.
Il suo fornimento a testa di falco (da qui il nome) svolge la triplice funzione di percussore al pomolo, di noccoliera tanto protettiva quanto micidiale e di impugnatura ergonomica anti-caduta.
Quelli che stavo eseguendo d'istinto con la mia Falcata erano esattamente gli stessi movimenti appresi con il Cutlass. Tout-court!

Ma ripeto: è una mia (nostra) ipotesi.
Solo che - se mi passate un'impennata di spocchia - penso che l'ipotesi di chi usa un oggetto sia forse più centrata e coerente di quelle formulate da chi lo guarda sui libri e basta.

Comunque cercherò nuove conferme sul campo della pratica... magari questa estate porto la Falcata sul traghetto per l'Elba e provo ad assumerne il controllo con la forza, debellando l'equipaggio.
Se sentite qualcosa di strano al tiggì cinque... beh, saprete di cosa si tratta!

Postato da: Fabioart a 22:21 | link | commenti ¦ commenti (popup) ¦ categoria : riflessioni, arte delle armi, scherma storica

giovedì, 16 aprile 2009

Opere d'arte



E' da un po' che qui non si parla di Spade.
SOLO di Spade, intendo dire.

Oggi ho ricevuto un messaggio privato che mi ha fatto riflettere su questa carenza e sulla necessità di porvi - con estremo piacere - rimedio.
Il messaggio (che pubblico integralmente, certo che l'autore non me ne vorrà) è il seguente:

"Salve,
scusa il disturbo ma ho visto che possiedi una spada da lato del tin (di cui non ricordo il numero di catalogo ma è comunque la tedesca con fornimento a 2 ponti tanto per capirsi) che ho in progetto da lungo tempo di acquistare. Non conosco il tuo blog ma ho visto che hai postato alcune immagini dettagliate di altre armi del tin, non è che per caso nei hai qualcuna della spada in questione? Le immagini del sito non fanno capire molto delle proporzioni della spada e alcune foto aggiuntive mi sarebbero di aiuto, se poi per caso ne avessi una con la spada in mano sarebbe perfetto. Nel caso non avessi immagini disponibili colgo l'occasione per farti alcune domande:
quali sono le proporzioni del fornimento? Di solito le spade del tin sono ben proporzionate ma a giudicare dalle misure indicate nel sito si tratta di una spada di dimensioni considerevoli e non vorrei che il fornimento fosse troppo largo perdendo così la sua funzione di protezione della mano.
Puoi dirmi qualcosa anche su peso e bilanciamento?
Ti ringrazio anticipatamente se troverai il tempo di rispondere alle mie domande.
Saluti
g."


Andiamo con ordine.
Innanzitutto eccoti le foto del fornimento nel dettaglio.
Scusa per la scarsa qualità, ma le ho scattate al volo senza preoccuparmi troppo dell'uniformità delle luci, privilegiando il dettaglio alla visione d'insieme:



Quindi due parole sulla Spada in oggetto.
Già dal titolo del post potrai capire quale sia il mio giudizio sull'operato di Fulvio DelTin in generale e su questa creazione in particolare.
La Spada, di foggia cinquecentesca, è una splendida riproduzione di un esemplare conservato presso il Castello di Brescia, nella affascinante "Collezione Marzoli".
E' indubbiamente una Spada da Lato di ragguardevoli dimensioni, ma il bilanciamento raggiunto dal Maestro di Maniago la rende maneggevole come una cugina del tardo Seicento, permettendo al contempo giochi come disarmi e percussioni senza correre i rischi dati da un'arma troppo leggera.
Anche stili difficilmente praticabili, come quello cinquecentesco del Saviolo, trovano una splendida applicazione con questa Spada.
La protezione della mano è perfetta, e l'elegante gioco composto dalle tre controguardie diramate ad onda fornisce una splendida sicurezza per le prime falangi anche in giochi d'elso molto profondi o in presenza di una "main gauche" impugnata dall'avversario.
Eccoti, comunque, anche le foto della Spada impugnata:



Lo stesso massello è così ben proporzionato e lavorato da essere tra i pochi che permettono la Chiave Ferrata senza la necessità del guanto... cosa oltremodo pratica per i lunghi allenamenti sui fondamentali, soprattutto nelle calde giornate estive.
In conclusione mi sento di dirti con tutta tranquillità che l'oggetto in questione - seppur di peso considerevole - è una delle riproduzioni maggiormente "felici" nella sintesi potenza-maneggevolezza.
L'acquisto è vivamente consigliato, e - visto che non sono oggettini propriamente economici - se prima di ordinarla la vuoi esaminare di persona fammelo sapere: siamo tutti e due di Firenze, a quanto vedo dal tuo profilo.

Un saluto a tutti.

En garde!

Postato da: Fabioart a 14:47 | link | commenti (4) ¦ commenti (4)(popup) ¦ categoria :

giovedì, 09 aprile 2009

DIO LI VUOLE!



No!
Non è che dopo quasi un anno di silenzio torno a scrivere qui sopra festeggiando la rentrée con uno strafalcione storico o ortografico.
Il titolo del post è proprio "Dio li vuole"... e magari pure in contanti!
Beh, forse non lui direttamente, ma ci sono dei signori sul Web (e non solo sul Web, purtroppo) che battono cassa per conto del Big Boss o di chi per lui.
Come saprete - e se non lo sapete mi dispiace, ma non posso sentirmi responsabile della vostra ignoranza - da qualche tempo incrocio su Facebook, dribblando agilmente i soliti figuri "cazzutelli & litigiosi" che mi inviano assurde richieste di amicizia.
Orbene, proprio su Facebook mi sono imbattuto in un banner pubblicitario che recitava qualcosa sul genere di "Tu, Cavaliere Templare", con tanto di Sigillo dell'Ordine e della solita illustrazione vista e rivista con i soliti tre sfigati ammantati di bianco e rossocrociati in petto.

Lo ammetto: mi è scappato un clic polemico e sono andato a ravanare tra quello che dicevano.
Risultato del clic è stato l'accesso ad una pagina ("http://cavalieretemplare.freehostia.com/",attualmente rimossa) nella quale ci si sperticava in lodi dell'Ordine - del NUOVO Ordine, badate bene - e si sbrodolava su quanto fosse bello starci dentro, in mezzo a personaggioni influenti, ricchi ed importanti.
Ovviamente lo scopo di "starci dentro" era proprio quello di poter essere compagni di merende dei personaggioni suddetti.
No, dico... vuoi mettere?
Diventare i quattro e quattr'otto un Difensore del Santo Sepolcro, un Cavaliere della Fede e non, un potenziale blasonato (già, perché si dice che molti Cavalieri Templari di oggi abbiano ricevuto anche un titolo nobiliare...) e oltre a tutto questo, essere anche culo e camicia con gente veramente importante... senza specificare - ovviamente - chi facesse la camicia e chi il... beh, sì: avete capito!

Vi confesso che ho mandato una mail all'indirizzo "cavalieri@grad.com" con la richiesta di ulteriori informazioni, anche perché son davvero curioso di sentire come questa manica di imbecilli pretenda di legittimare un Ordine sospeso "a divinis" nel 1312 da Papa Clemente V con la mai revocata bolla "Vox in excelso" secondo la quale - se proprio vogliamo essere "cazzutelli e litigiosi" come alcuni "bussanti" di Facebook (ai quali piacerebbe fare i "bussanti" davvero, ma nemmeno la massoneria se li fila...) - chiunque si dichiari, si abbigli o si professi Cavaliere Templare è passibile di immediato arresto, scomunica e confisca dei beni.
Se poi a tutto questo aggiungiamo che per la "preparazione del richiedente, per la compilazione della modulistica e per la presentazione all'Ordine" questi pagliacci truffatori inserzionisti di Facebook richiedono la somma di "circa duemila euro", allora dobbiamo rivalutare chi su quel ramo del Lago di Como si diverte a vestirsi da masson-templar-boyscout imbastendo rituali fatti di guanti e coroncine per infinocchiare spocchiosi quanto danarosi ingenui commendatori brianzoli.

Il fatto che la pagina dei Templari di Facebook non sia più online mi fa sperare bene circa il fatto che i responsabili del portale abbiano ravvisato gli estremi di una truffa e segnalato il fatto alle Autorità competenti... ma se conosco i miei polli (polli, aquile... tutto fa brodo!) tra non molto vedremo ricomparire nuove inserzioni inneggianti alla grande importanza di un Ordine che non è più e mai più sarà.
Nonostante le farneticazioni su Malta!

Ma nessuno pensa di legare le tube alla mamma dei cretini, eh?

Postato da: Fabioart a 10:48 | link | commenti (5) ¦ commenti (5)(popup) ¦ categoria : integralista eretico, contro i mulini a vento, etica e cavalleria

sabato, 27 settembre 2008

Nozza coi fichi secchi!



Addirittura Monsignor Vittorio Nozza!
No, dico... il direttore della Caritas italiana in persona si è scomodato per fare una figuraccia sulle pagine dell'Osservatore Romano.
A parte il fatto che se all'organo di stampa della Santa Sede hanno tanta voglia di criticare nefandezze, sperperi e prevaricazioni, sarebbe sufficiente per loro fare una conversione di centottanta gradi e dare un'occhiata all'interno delle mura vaticane: di schifezze e prevaricazioni lì ne trovano da riempire un'emeroteca!
Ma il fatto non è questo: che il Vaticano sia la sede della "Pontificia Pax Domini SpA" ormai è cosa risaputa, come è tristemente risaputo che la nobile antica arte del predicare bene e razzolare male fa parte delle discipline olimpiche accuratamente coltivate nella CIttà di San Pietro...No! Il fatto - il fatto oltraggioso, vergognoso, puzzolente, direi - è che un prete (notare il minuscolo, please) che niente ha da spartire con un qualsivoglia governo e che fa parte di uno stato (il Vaticano, per l'appunto) nel quale difficilmente ho visto extracomunitari, se non in posizioni di estremo prestigio (ma questa è un'altra storia...), si permetta di criticare le decisioni di chi l'immigrazione clandestina la vive come una piaga sociale! E non facciamo equilibrismi retorici circa i rifugiati: Nozza, tu parli di immigrati punto e basta, non di esuli! E ne parli solo per un lurido tornaconto vaticano in termini di prestigio e di facciata! Tanto non ti costa nulla, a parte una dignità di casta, smarrita e calpestata ormai dalla notte del tempi.
"Un invito a valutare criticamente le scelte che criminalizzano l'immigrazione indesiderata" pigola il Nozza come i rondinini del Pascoli!
Ma uno sguardo in casa tua no, eh?
E poi prosegue accorato ricordando (con i nobili e pii occhi inumiditi da altrettanto nobili e pie lacrime, suppongo) "le recenti parole del Papa, di compassione per le tragedie nelle quali si concludono i tentativi degli immigrati di approdare alle nostre coste e di appello ai Paesi occidentali affinchè mettano in atto politiche di soccorso".

Ricordo un comico su "Colorado Café" che teneva lezioni di dialetto savonese... la frase con la quale chiudeva l'esibizione era sempre la stessa: "son tutti finocchi col culo degli altri".
Monsignor Nozza... non è che ha guardato troppa televisione ultimamente?
Un sant'uomo come lei non dovrebbe indulgere in simili terreni passatempi.
Vi abbiamo dato retta per le Crociate... per TUTTE le crociate, da quelle meno ipocrite a quelle sanguinarie e fratricide.
Adesso basta!
Volete fare i puri di cuore? Fatelo!
Ma per dirla in savonese, fatelo col vostro culo!
Aprite le porte del Vaticano, ma non solo a coloro i quali portano denaro suddiviso tra oboli ed acquisti al bookshop: apritele davvero!
I veri xenofobi siete voi, con tutta quella millantata carità cristiana che agitate come un fazzoletto profumato, per coprire il tanfo nausebondo che vi circonda!
Ma dove sono finiti i sacerdoti che si sacrificavano davvero?
Li avete spediti tutti in Amazzonia o nel cuore della Cina per lasciare posto a dei burocrati piagnucolosi ed arpagonici, capaci solo di spandere chiacchiere senza senso (e senza pudore... Ministro Carfagna, se cerca l'oltraggio al pudore dia uno sguardo tra questa gentuccia, che si toglie la voglia!) a proprio beneficio, per il bene loro e di tutta la loro santa chiesa?
La Loro chiesa, grazie a Dio.
Grazie ad un Dio che in vaticano non entrerebbe nemmeno con la muta da palombaro!
Vergogna!

Postato da: Fabioart a 08:50 | link | commenti (4) ¦ commenti (4)(popup) ¦ categoria : integralista eretico, fuori dai denti, senza censura

domenica, 21 settembre 2008

Cronaca di una morte annunciata

Beh, magari proprio di una morte no, ma ad andarci vicino ci vuole davvero poco!
E da lì a rovinare il gioco a tutta una categoria di sportivi-hobbisti-amatori il passo è drammaticamente breve.
Sto parlando degli schermidori della domenica che si fanno chiamare "rievocatori"... non tutti, ovviamente: anche tra loro ci sono persone che si documentano e prendono le dovute precauzioni prima di esporsi a rischi inutili; rischi che vanno dal semplice coprirsi di ridicolo al mettere a repentaglio la propria e l'altrui incolumità fisica.
A chiunque sarà capitato di imbattersi in rappresentazioni pseudomedievali nei mesi estivi.
Palazzuolo sul Senio, Monteriggioni, e chi più ne ha più ne metta.
Ovunque è un tripudio di scintillante acciaio e di spade brandite da chiunque... e già "chiunque" - parlando di medioevo - è una grottesca inesattezza storica, ma tiriamo innanzi!
Il problema di queste Armate Brancaleone (il problema vero) è rappresentato dall'assoluta mancanza di sicurezza. E con mancanza di sicurezza non intendo far riferimento a polizze infortuni, cassette del pronto soccorso o ambulanze posteggiate nelle immediate vicinanze.
No!
Intendo dire che nessuno di questi signori si preoccupa minimamente di impiegare le corrette protezioni affinché un coreografico e spettacolare - e privo di cattive intenzioni - scambio di fendenti non possa trasformarsi in un caso da Questura.
A poco valgono cervelliere, elmi pentolari, spallacci e cotte di maglia. Io parlo delle protezioni VERE. Di quelle testate ed approvate dalle Federazioni di tutto il mondo come idonee alla pratica della Scherma, sia tradizionale che sportiva.
Ora, chiunque mi conosca o abbia parlato di Scherma con me sa perfettamente quanto non accetti di accostare il concetto di Scherma alla scherma sportiva. Sono due cose diverse. Non sta né a me né a nessun altro pontificare su quale delle due sia migliore: ognuna è funzionale al proprio scopo e questo è quanto. Non amo la pedana. Tutto qui!
Premesso questo, tempo fa mi sono trovato impegnato in un'interessante conversazione con un Maestro di Scherma FIS. Anche se le rispettive posizioni circa il concetto di Scherma erano notevolmente e plausibilmente contrastanti, ci siamo trovati immediatamente concordi su un concetto basilare circa coloro i quali si occupano di rievocazione storica: in linea di massima (con le eccezioni di cui sopra) sono un'accozzaglia di improvvisati perennemente a rischio di gravi lesioni.
Tirare di scherma con armi in acciaio e senza le adeguate protezioni è come giocare a moscacieca sulle corsie dell'A1 nel weekend che precede ferragosto!
Il problema vero non è rappresentato dal loro rischio di lesioni ("mal voluto unn'è mai troppo" si dice a Firenze), quanto da quello che potrebbe scatenarsi nel momento in cui le lesioni fossero davvero gravi o - con i dovuti scongiuri - estreme.
Si andrebbe incontro ad un'inchiesta che sfocerebbe immancabilmente in norme vessatorie che riguarderebbero tutto il mondo della Scherma, includendo immancabilmente anche i praticanti seri e giustamente prudenti.
Le spade diverrebbero improvvisamente Armi per l'acquisto ed il possesso delle quali sarebbe necessario il nulla-osta della Questura e tutto l'indotto commerciale e produttivo ne soffrirebbe non poco.
Quanto alla "filologia" delle rievocazioni, non venitemi a dire che una maschera da scherma carenata non è in tema con l'abbigliamento... usatela solo durante gli scambi e non rompete le palle!
Anche perché vorrei sapere quanti di questi puristi del medioevo non viaggiano con sigarette e cellulare nella scarsella... ma su, siamo seri!
Se poi ne facciamo una questione di costi, detto fatto!
Ecco una lista delle protezioni necessarie ad una discreta sicurezza personale e i relativi costi:

• Maschera omologata: 86 euro
• Piastrone: 74 euro in sintetico o 140 euro in pelle
• Guanto imbottito: 12 euro
• Conchiglia: 10 euro
• Ginocchiere con parastinco (tipo cross): 40 euro

Per un allucinante totale di 222 o 288 euro, a seconda che si scelga il piastrone in sintetico o in pelle. Per tutto il resto, ovviamente, c'è Mastercard!
Una spada forgiata da Del Tin costa decisamente di più, e dubito che un rievocatore non ne abbia almeno un paio. La sicurezza personale e la possibilità di non trasformare la Scherma in qualcosa di illegale non vale almeno questa cifra?
Sembra di no, a guardarsi intorno... a guardare perfino intere scuole di scherma storica (o presunte tali) nelle quali si evita accuratamente di indossare una qualsiasi delle summenzionate protezioni e dove, anzi, si consiglia come abbigliamento di Sala una tuta da ginnastica e delle scarpe da fitness.
Complimentoni!

Speriamo bene.
Possiamo solo fare questo... sperare che nessuno di questi campioni si senta più Lancillotto del solito e decida di affondare il colpo più del dovuto.
Ma tranquilli: se dovesse succedere verremmo subito avvertiti: dai giornali e dai Carabinieri che confischerebbero immediatamente le nostre Spade in attesa di nuove e definitive norme in materia.
Se poi il Lancillotto di cui sopra venisse per caso ritrovato crocifisso al portone di casa sua, ricordate che per quella sera ho un alibi di ferro!
Anzi: d'acciao!

Postato da: Fabioart a 14:40 | link | commenti ¦ commenti (popup) ¦ categoria : arte delle armi, contro i mulini a vento, scherma storica

Le Aquile... queste conosciute!

Non affannatevi e non stupitevi: sia nel titolo che nell'illustrazione non sono stati commessi errori di battitura.
Chi legge (e legge... fòccalabindella, se legge!..) capirà.

Devo inserire una piccola precisazione riguardo ad un post precedente nel quale elargisco dell'imbecille ad un gentile signore che di tale titolo potrebbe fregiarsi assieme a tutta la paccottiglia che si appende addosso nel corso di non meglio definite celebrazioni.
"Imbecille" era rivolto a lui e solo a lui, data la natura dell'argomento e lo specifico caso trattato... se poi qualcuno ha letto ed ha pensato che l'epiteto (constatazione, più che epiteto, data l'ineluttabile realtà suffragata dai fatti) fosse rivolto ad altri, beh, non posso farci nulla.
Ed ora un piccolo e doveroso distinguo. Del tuo immutato livore mi hanno informato: sono anni che non incrocio le farneticazioni con cui lordi la blogosfera, dato che ho cose ben più gratificanti con le quali riempire la mia vita.
Mi dicono che invece tu persisti... ma hai provato con l'onanismo?
A parte un possibile calo della vista (ma se ricordo bene è un problema che già ti appartiene) dicono che faccia miracoli per scaricare bile e tensione.
Prova... hai visto mai?
E soprattutto guarda bene lo sfondo dell'illustrazione: sono neuroni. Prova ad usarli una volta tanto.
Sarà un piacevole cambiamento!

Comunque "imbecille" non era rivolto a te... non eri più nemmeno nei miei pensieri remoti, quindi figurati se ti potevo dedicare un post, considerando che ne scrivo uno ogni morte di Papa... e mai modo di dire fu più azzeccato! :-)
Beninteso, se condividi le teorie su Celestino V allora un po' di quel titolo ti spetta di diritto, ma lascio che te lo prenda da solo: non sei mai stato così importante (e ora lo sei men che mai) da meritare un insulto o la fatica (e il tedio... mio Dio, il tedio...) di leggerti.

E comunque (e lo dico sinceramente, credimi) buona vita.
A te, a chi ti legge e a chi ti linka.

Ad maiora!

Postato da: Fabioart a 10:48 | link | commenti ¦ commenti (popup) ¦ categoria : riflessioni, cavilli e sofismi

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